Denominazione: Chiesa Madonna di Costantinopoli 
Ubicazione: Largo Indipendenza, via Pirandello, via Convento.
Tipologia: Chiesa conventuale ad aula unica (con pseudonavata minore non comunicante),
con
cappelle laterali entro arcate, voltata a spigolo alla leccese.
Orientamento: Ovest-Est.
Fruizione: Aperta al culto.
Note: La chiesa, con l’attiguo convento, appartenne
per i primi tre anni agli Agostiniani; dopo passò ai frati Minori Osservanti
fino alla soppressione e, da allora, fu officiata dal clero diocesano.
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STATO GIURIDICO
Definizione: Canonica: Rettoria
Proprietà: Ecclesiastica
Dati Catastali: Foglio 6 particella B
4. STORIA
Epoca: Secc. XVI; (1600); XVIII; XX
Autore: Ignoto architetto salentino
Maestranze: Salentine
Iscrizioni:
Interno:
Retrofacciata, lastra in marmo bianco sulla porta d’accesso,: ”
D(EO). O(PTIMO). M(AXIMO)./ FRANCISCALIS HAEC ECCLESIA/ BEATAE VIRGINI COSTANTINOPOLITANAE
DICATA/ INIURIA TEMPORUM/ HAC HOMINUMQUE RELICTIONE VASTATA/ AB IGNATIO/ A
CLARISSIMIS MARCHIONIBUS GUARINI/ EIUSQUE A PIISSIMA UXORE/ TERESIA/ AB ILLUSTRIBUS
DYNASTIBUS LUBELLI/ REPARATA ORNATA/ ATQUE MUNIFICE DOTATA/ CORNELIO SEBASTIANO
CUCCAROLLO/ A(NNO).D(OMINI). MCMXXXII/”.
Presbiterio, altare maggiore, pala, affresco della Madonna di Costantinopoli
(Odegitria): “ [iscrizione in greco]”.
Presbiterio, parete destra, Cenotafio in pietra leccese, originariamente
policromata, di Raffaele
Maramonte; epigrafe commemorativa incisa su una targa sorretta da due angeli;
cornice, lato superiore:
” D(EO). O(PTIMO). M(AXIMO)./; specchiatura:”EN FRANCISCELLI GENITUS:MAREMONTIUS
HEROS/ VICTUS MORTE: IACET: SOLAQUE MORS POTUIT./ EGREGIUS PIETATE ET BELLO
INSIGNIS ET ARMIS/ AEQUAVIT MERITO NOMINA PRISCA VIRUM./ HIC DECUS, HIC SPLE(N)DOR
SPES, HIC MAREMO(N)TIA SECU(M) / EST MORIENS UNA: TOTA SEPULTA DOMUS./ NOMEN
FAMA CANIT: GESTORU(M) FAMA PERENNIS/ HIC TEGIT OSSA LAPIS: SPIRITUS ASTRA
COLIT. /; cornice, lato inferiore, parte sinistra: “V(IXIT) AN(NOS)
XLVI
M(ENSIS) I(UNUS)”, parte destra: “ A(NNO). D(OMINI). MCCCCCLXIIII
”/.
Statua raffigurante Raffaele Maramonte, petto della corazza, graffito: “ Siverio Manfredi / 4 – 6 Agosto 1704 “/; sul cuscino posto sotto i piedi, graffito: “ A di i9 di Maggio i602 / a7 hore di notte […] / 7 iorni avanti la pentecoste / Morse Cornelia de Blasi /.
Coperchio
del sarcofago, cornice: “ HAEC PIETAT[E] RAPHAELIS [NO]V[I]SSIMA CONIUX
HEC MONUME[NTA] VIRO CONDIDIT HIP[POLI]TA “.
[Sulla parte sinistra del coperchio, sono graffite alcune lettere greche;
sul cuscino posto sotto la testa vi sono graffiti recenti ed altri più
antichi che recano ancora tracce di colore. Sullo spallaccio destro dell’armatura
si legge incisa la data 1596, ma si presenta molto ricalcata].
Presbiterio, parete destra, tazza del pulpito in pietra leccese dipinta: “AERE DOMI / NICI DE / MONOSI / [S]TEFAN[…] / EXT[RUXIT] /; sulla gola rovescia della cornice di base della tazza: “ 1771”.L’iscrizione, ridipinta male e con errori, ricopre quella originaria che si intravede incisa].
Note: Le notizie che possediamo sul convento di Santa Maria
di Costantinopoli riguardano soprattutto la comunità francescana dei
Minori Osservanti, insediatasi a Botrugno nell’anno 1600 e rimasta fino
alla soppressione nel 1874. Il complesso conventuale era sorto, (presumibilmente
nell’ultimo decennio del XVI secolo), ad opera del feudatario locale
Tarquinio Maramonte per ospitare i Padri Agostiniani. Ma dopo soli tre anni
di permanenza gli Eremitani di S. Agostino si allontanarono da Botrugno e
subentrarono loro i Francescani.
Nonostante le gravi manomissioni alla facciata del convento, che l’hanno
trasformata in quella di un palazzo borghese, le strutture originarie della
fabbrica sono ancora riconoscibili e recuperabili. La chiesa, realizzata in
forme tardorinascimentali, mantiene, sostanzialmente intatta, l’articolazione
planimetrica originaria e testimonia, in particolare con gli arredi, la rilevanza
storico-artistica del monumento.E’ protetta da una ringhiera metallica,
sostenuta da un basamento e da pilastri in pietra leccese, sormontati da vasi
neoclassici. Le attuali due navate - anche se la minore è interrotta
dai setti che delimitano le cappelle del lato sinistro –
sembrano
l’adattamento del vano originario (tradizionalmente ritenuto a tre navate)
alle esigenze della Regola dei Francescani. Due sono comunque gli elementi
caratterizzanti della chiesa che potrebbero averne condizionato la fondazione
e l’esistenza: il titolo di Madonna di Costantinopoli e la presenza
del monumento sepolcrale di Raffaele Maramonte, fratello del fondatore. Relativamente
al titolo, giustificato dalla presenza dell’affresco trecentesco dell’altare
maggiore, sappiamo dal De Giorgi che il dipinto proverrebbe da altra chiesa
distrutta. Si tratterebbe del recupero di un culto di origine greca legato
alla Vergine. La presenza del cenotafio di Raffaele Maramonte, raffigurato
nelle sembianze del guerriero con le armi da parata – come era usuale
tra i membri di quella famiglia feudale (sepolcro monumentale di Belisario
Maramonte nella collegiata di Campi Salentina) –, farebbe ipotizzare
( anche se palesemente manomesso, forse nel XVIII sec.) come idea primaria
per l’erezione della chiesa proprio la glorificazione delle gesta, del
nome e dei fasti di questo personaggio.
La facciata, coronata a timpano spezzato con croce cuspidale affiancata dalle
sculture di S.Antonio da Padova e da Santa Chiara, riflette, all’esterno,
la suddivisione spaziale interna con le due specchiature scompartite da paraste
lisce che corrispondono alle luci delle due navate. Il portale, di gusto tardomanierista,
sostiene, sul cornicione della trabeazione, una figura angelica reggistemma
inserita in un timpano spezzato a riccio con le insegne araldiche dell’Ordine
Francescano: uno scudo quadripartito.
Altari:
Lato sinistro
1^ cappella, alt. San Michele Arcangelo, con tela a centina mistilinea, sec.
XVIII, ignoto pittore salentino, ridipinta. Stipo a muro con scultura della
Madonna del Rosario, XVIII sec., cartapesta.
2^ cappella, alt. S. Francesco consolato da un angelo dopo aver ricevuto le
stimmate, tela a centina mistilinea, sec. XVIII ridipinta; nel sarcofago della
mensa, scultura lignea policromata di Cristo Morto, XVIII sec.
3^ cappella, alt. S. Antonio da Padova, con scultura lignea policromata entro
l’ edicola absidata dell’ancona, sec. XVIII, ignoto intagliatore
francescano; nella mensa stemma dei Castriota.
Presbiterio
Altare Maggiore, affresco Madonna di Costantinopoli (Odigitria) sec.XIV, con
iscrizioni esegetiche in caratteri greci.
Retroaltare, dipinto monocromo, Crocefisso con simboli della
passione e iscrizione mutila alla base: “ STA[…]ACTA CORPORIS”
Lato destro
3^ cappella, alt. San Domenico predica il Rosario, dipinto su tela, sec.XVIII,
ridipinto; sulla mensa stemma dei Castriota.
2^ cappella, alt. Immacolata con i SS. Gennaro e Francesco da Paola, sec.XVIII,
tela firmata “Xaverius Lillo Pinse”; sul fastigio si legge :”ALTARE
PRIVI:(LEGIATUM) QUOD/ PERPETU:(UM)”.
1^ cappella, alt. del Perdono di Assisi, dipinto su tela del XVIII sec.; ridipinta.
BIBLIOGRAFIA
DE GIORGI Cosimo, La provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio. Lecce, Spacciante,
1888, vol. 2°, pagg. 82-84
FILONI Salvatore, La scultura barocca leccese, tesi di laurea, a.a. 1985-86,
Università di Bologna, Fac. Lettere e
Filosofia, pagg. 313-314.
PAPA Vito, Botrugno da casale a comune, Cavallino, Capone editore, 1989.
PERRONE Benigno Francesco, La regolare osservanza francescana nella terra
d’Otranto. I conventi della provincia
minoritica di Sant’antonio, Schede storiche ( 1733-1897). Galatina,
Congedo,
1993, pagg. 161-172.